I Sole 24 ORE, 8. März 2006
Francia campione di aggregazioni fuori dai confini nazionali.Mentre divampa la polémica sulla fusione Gaz de France-Suez per ostacolare le mire del´Enel, è un report dell´ifo (Istituto di ricérca economica) a stilare la classifica dei Paesi con le società più attive nella conquista di aziende straniere. Ebbene: nel 2005 (i dati si fermano però a metà agosto) sono stati i gruppi francesi a conquistare più aziende estere in Europa. Le aggregazioni che hanno visto società francesi nella veste di acquierente sono state 146 per un totale di 59,5 miliardi di dollari. Al secondo posto gli Stati Uniti (55,6 miliardi) e al terzo l`Italia, dove le “conquiste” di società straniere sono state 76 per un totale di 27,9 miliardi. Solo al quarto posto arriva la Gran Bretagna, con 19,8 miliardi di dollari, per un numero però più elevato di operazioni: 272.
II rapporto dell`ifo, elaborato in realtà dal suo braccio internazionale CesIfo, sarà pubblicato oggi ma «II Sole-24 Ore» è i n grado di anticiparlo. L'accento è posto sulle aggregazioni tra società di diversi Paesi: le cosidedette fusioni cross-border sono passate dal 17,6 % del totale nel 1986, al 37,2 % nel 2001, per crescere ancora nel 2005. Guardando alle aree geografiche, gli Stati Uniti – si legge sul rapporto – sono “venditori netti” di sovietà: questo significa che le aziende a stelle e strisce sono più acquistate che compratrici. Per contro 1'Europa è un «compratore netto». La Cina è invece per ora un «mero bersaglio», come anche i Paesi dell'Est Europa.
Tutto questo ''ribollire" di fusioni e acquisizioni - conclude il rapporto - sono il frutto della rivoluzione informatica. “La stazza delle imprese è fondamentale per competere a livello globale in molti settori industriali – si legge – ma il consolidamento può anche essere considerato un pericolo per la concorrenza. E la competizione è un pre-requisito fondamentale per l´efficienza dell economia”. Alla fine il rapporto giune a quattro conclusioni. “La prime è che serve una vigorosa politica concorrenziale, ma bisogna stare attenti a non rafforzare una bassa concentrazione in una situazione di oligopolio”. “La seconda conclusione è che in Europa bisogna rimuovere gli ostacoli artificiali alle fusioni oltreconfine ostili, perché le scalate non amichevoli sono sinonimo di un mercato finanziaro sano”. “La terza conclusione è che non bisogna promuovere campioni europei che finiscano per essere effettivamente protetti dalla chisura”.
“Quatro: la riforma europea del 2004 sulle aggregazioni è andata nella giusta direzione, ma le garanzie per le parti e la protezione contro le pressioni delle lobby può ancora essere migliorata”.
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