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"Bisogna puntare sull`aumento della produttività"

Press echo, La Stampa, 28 Mar 2004

PESSIMISTA HANS WERNER SINN DOPO DUE FLESSIONI CONSECUTIVE DELL'INDICE

Il presidente dell'Ifo: "In tutta Europa sono più che mai urgenti le riforme strutturali"

intervista: Francesca Sforza - corrispondente da BERLINO

Il 2004 doveva essere l'anno della ripresa, ma le economie europee stentano a prendere il ritmo. In Germania, l'ultimo rapporto dell'Ifo,il maggiore istituto di analisi economiche tedesco, parla di un aumento delle preoccupazioni per quanto riguarda l'andamento congiunturale e registra, per il secondo mese consecutivo, una flessione delle aspettative delle imprese. Hans Werner Sinn, presidente dell'istituto di Monaco, fa notare che "due flessioni consecutive dell'indice Ifo rendono meno ottimisti sulle prospettive di ripresa".

Professor Sinn, in che misura i fatti di Madrid incideranno sull'annunciata ripresa del 2004?

"Non in misura degna di nota. Allo stato attuale non credo che gli attentati avranno un impatto significativo nel medio termine".

Di fatto però, un numero sempre maggiore di analisti rivede al ribasso le stime di crescita. Anche lei crede che in Germania si scenderà sotto l'1,8%?

"No, noi ci fermiamo ancora all'1,8%, anche se è stato proprio un nostro recente studio a rivelare che le aspettative erano peggiorate e a far sì che altri analisti rivedessero al ribasso le loro previsioni. Ma noi non cambiamo le nostre stime così velocemente, le cose potrebbero andare diversamente già dal mese prossimo".

Quali sono le misure che dovrebbero prendere le economie europee in momenti come questi?

"Dovrebbero realizzare le riforme strutturali. Per affrontare meglio le sfide della globalizzazione, fare debiti e stimolare la domanda non funziona più, bisogna seguire la direzione dell'economia di mercato. E le sfide che incombono sulle economie europee sono grandi: l'allargamento dell'Ue porterà alla nascita di un nuovo settore a bassi salari, e l'unico metodo per non perdere competitività sarà la flessibilizzazione del mercato occupazionale. Bisogna rendere più flessibili gli strumenti della contrattazione sociale e riformare il Welfare in modo che non impedisca adeguamenti salariali e senza trasformarlo in un sistema di sussidi. Sono necessarie più iniziative".

Ci vuole un intervento nell'autonomia delle parti sociali, come chiede l'opposizione cristiandemocratica?

"La proposta dell'opposizione non era un intervento nell'autonomia delle parti sociali, si trattava al contrario di un tentativo di rafforzarla introducendo degli spiragli d'apertura aziendali nei contratti nazionali. E questo significa che la maggioranza dei lavoratori ha la sovranità sulla tariffa: se i lavoratori e la direzione vogliono una modifica dei salari, allora nessun sindacato deve impedirlo".

Quanto incide la perdita di fiducia da parte dei consumatori e delle imprese nel processo di riforma che il governo Schroeder sta tentando di avviare?

"Le riforme hanno creato fiducia nelle file degli imprenditori, ma le famiglie, che si aspettavano che le prestazioni sociali aumentassero, sono ovviamente deluse. Questo rende più difficile la ricerca dei consensi, ma alle riforme non c'è alternativa".

Si sente sempre più spesso la richiesta di diminuire il numero di giorni festivi per aumentare la produttività. Lei che ne pensa?

"Non serve molto. Sarebbe più efficiente aumentare il numero di ore settimanali. Anche se si dovessero abolire totalmente i giorni festivi non si otterrebbe lo stesso effetto che invece risulterebbe da un aumento delle ore settimanali da 35 a 42, tornando in pratica ai livelli di 20 anni fa. Allora i tedeschi lavorerebbero come gli italiani e questo aumenterebbe la competitività della Germania".

E' d'accordo con la definizione del presidente di Bundesbank Ernst Welteke, quando dice che - visto il trend demografico in Europa - bisognerà modificare le priorità: non più "meno lavoro", ma "più lavoro"?

"Naturalmente. Se le persone non sono più disponibili per il mercato occupazionale, allora i giovani devono lavorare di più e gli anziani più a lungo". [f.s.]

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