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I tedeschi hanno paura degli aiuti Bce

Interview mit Hans-Werner Sinn, Il Sole24Ore, Vittorio Da Rold, 09.03.2013, N. 67, S. 6

Cernobbio. «La nascita del nuovo partito Alternativa per la Germania è il segnale del crescente nervosismo dei tedeschi verso la politica della Bce, che ha fornito crediti supplementari nell’ordine di 800 miliardi di euro per il rifinanziamento dei Paesi in crisi, tra cui l’Italia e l’Irlanda, a tassi di interesse estremamente bassi, mentre nulla di simile è stato fatto per le regioni del Nord Europa», spiega Hans-Werner Sinn, professore di economia e finanza pubblica all’università di Monaco di Baviera, nonché presidente dell’istituto Ifo, a margine del Workshop The European House Ambrosetti a Villa D’Este.

«La Bce, inoltre, ha acquistato più di 200 miliardi di euro di obbligazioni dei Paesi in crisi, che significa che nel totale del credito pubblico concesso, pari a 1,3 miliardi di euro, tre quarti sono provenienti dalla Bce e solo un quarto è stata decisa dai Parlamenti d’Europa. I tedeschi sono preoccupati che la maggior parte dei crediti sono passati dalla Bce senza controllo democratico», aggiunge Sinn, considerato un falco in Germania.

Cosa pensa del nuovo partito Alternativa per la Germania di Bernd Lucke e dell’ex presidente di Bdi Hans-Olaf Henkel? È possibile ipotizzare l’uscita della Germania dall’euro?

È un partito critico sullo sviluppo dell’euro, ma non sono sicuro che voglia l’uscita tedesca dall’euro. Comunque non sono associato a questo partito. Riflette la stanchezza generale della popolazione tedesca verso le operazioni di salvataggio operate sempre più attraverso la Bce. Francoforte sta garantendo i bond governativi dei Paesi indebitati e lo fa a spese del contribuente. La paura tedesca è che sono state prese delle posizioni di rischio senza essere stati consultati.

Qual è stato l’errore più grande dell’Italia dopo l’entrata nell’euro?

Il più grande errore è stato non combattere l’inflazione. Ritengo che l’inizio della moneta unica sia il 1995, al vertice di Madrid, quando l’euro è stato irrevocabilmente annunciato. Da allora il livello dei prezzi italiani rispetto a quelli tedeschi è aumentato del 50 per cento. Questa inflazione ha minato la competitività dell’economia italiana. In Italia nel 1990 il costo degli interessi sul debito pubblico era pari al 12% del Pil, poi fino al 2000 tale percentuale è scesa al 6,5% e oggi è del 4,5%. C’era un enorme vantaggio entrando nell’euro pari a tutte le entrate Iva dello Stato italiano. Se l’Italia avesse utilizzato quel tesoretto dal 1995 a oggi, il rapporto debito/Pil non sarebbe al 125%, ma al 18 per cento.

È la politica di austerità, che la Germania ha chiesto agli altri partner, la causa dell’onda di populismo in Europa?

Temo che tra la quantità di austerità necessaria per riportare in equilibrio i conti e quella che la popolazione può tollerare senza disordini in strada, c’è un grande dislivello. Per alcuni Paesi europei credo non ci sia soluzione nella zona euro, fino a quando i Paesi del Nord decideranno di avere politiche inflazionistiche per rendere i Paesi del Sud più competitivi. Se si vuole evitare una deflazione in Grecia e Portogallo, la Germania dovrebbe avere politiche inflazionistiche del 5,5% per 10 anni, ma questo farebbe aumentare i prezzi del 71%. Credo che la popolazione tedesca non lo accetti.

Qual è la soluzione? La rottura dell’euro?

Spero di no, spero che non si arrivi a questo. Il ritorno alla competitività passa attraverso l’austerità e la moderazione salariale, come fece la Germania con Agenda 2010 di Schroeder. Queste sono le riforme di cui abbiamo bisogno, che implicano sacrifici, ma non ci sono alternative.

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